No, non è la descrizione di un nuovo gioco da fare con i pargoli per ammazzare la noia di queste giornate piovose (si, perchè qui piove ancora).
Il titolo è per cominciare a raccontare di un pezzo di Italia che lavora.
Immaginatevi per un attimo una bmamma, che nel suo ricominciare ad essere anche donna lavoratrice, per contribuire alla crescita del PIL, un sabato mattina si ritrova in una sala, con un proiettore, 4 ore di corso e una platea di operai edili seduti su scomodissime sedie di legno.
Avrei potuto parlare del mondo dei gemelli, di pannolini e svezzamento. Ma ieri non ero io a parlare (ieri io ascoltavo solo) e probabilmente i miei interlocutori non avrebbero ascoltato così volentieri questo tipo di argomenti.
In prima fila, vestiti come il giorno della festa, ci sono Carmine, Luigi, Giacomo, Omar e Azziz (solo qualche nome tra i tanti). Qualcuno con gli occhi pesanti di sonno, qualcun'altro con un accenno di barba non rasata di fresco e qualcuno che sembra appena sceso dal letto, ma con i capelli spettinati e schiacciati come uno che ha passato la notte in tenda. Le mani grandi, segnate dalla fatica delle loro giornate e qualcuno con il volto segnato dalle occhiaie.
Prendeteli tutti insieme e metteteli ad ascoltare un pezzo grosso della ASL locale, che tenta di spiegargli che siccome loro sono capo squadra e capo cantiere (preposti per la legge), allora la normativa europea, dice che loro sono i responsabili di quello che succede agli operai che lavorano sotto di loro. Cercate di tendere bene le orecchie e provate ad ascoltare il pezzo grosso dell' ASL locale che, per spiegare quali sono i rischi a cui vanno incontro intanto che lavorano, parte dal libro del Deuteonomio e da Mosè, in quel passo che dice che "prima di costruire una casa, ti preoccuperai di metterci un parapetto" per (in sostanza) non macchiarla con il sangue. Perchè, lui dice, tutti conosciamo le sacre scritture (si, soprattutto Omar e Azziz! edddai ). Ascoltate ancora un attimo. Sentirete la miscellanea delle voci di questi uomini dalle mani grandi, con il loro accento, chi straniero, chi del sud e chi della bassa bergamasca. Nella loro semplicità spiegano il perchè secondo loro la gente si fa male intanto che lavora e le persone poi muoiono. Sentirete le loro risate, quando il pezzo grosso dell' ASL locale mostra la foto di un operaio che con il cappello di paglia in testa, sorregge un ponteggio tutto sgangherato su cui lavorano due altri operai, senza protezione alcuna. Loro ridono e si guardano complici, perchè sanno che ancora si lavora così. Ridono di meno, quando il pezzo grosso dell' ASL mostra la foto di un operaio che la mano sinistra non ce l'ha più, perchè dopo 15 anni di lavoro su una avvolgitrice, due dita gli son rimaste nei cilindri di avvolgimento scoperti, senza le protezioni. Sentite la suoneria del cellulare di Azzi...che lo prendono per il culo i suoi compagni, perchè sembra la voce di un muezzin e il suo collega gli chiede ridendo se è già mezzogiorno, per l'ora della preghiera. Ascoltate le loro riflessioni sul perchè degli infortuni. Qualcuno ha anche paura di parlare, perchè lì c'è il braccio destro del capo e dire che spesso l'imbragatura di sicurezza la lasciano sul furgone per la fretta e la resa, bhè, forse non va detto.
Li vedete che a metà del corso, questi uomini grandi che lavorano, c'hanno la palpebra che cala un pochino, perchè il pezzo grosso dell' ASL sta usando parole difficili e loro sono abituati a muoversi e stare qui seduti 4 ore è pesante.
Cosa ci fa una bmamma qui in mezzo? Un pò a disagio si sente, unica donna in mezzo a una classe di uomini, con le mani grandi.
Ridiamoci su, va là, che la vita è bella anche per questo.
Per questi uomini con le mani grandi, uomini di sostanza che salgono sui ponteggi e quando gli chiedono cos'è il pericolo e il rischio, con il sorriso sulle labbra, rispondono che è saltare 20 macchine con una moto e avere rapporti occasionali non protetti (non volevo scomparire dopo aver sentito questa cosa...noooo, no, no).
Ridiamoci sopra. MA NON TROPPO. E tanto di cappello, a questo pezzo di Italia che lavora.
1 commento:
ben detto. tanto di cappello. e come scriveva gipi su internaziole
"bunga bunga
bunga bunga un cazzo"
...
pardon
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