Non c'ho più il fisico. E' ufficiale. E' una dura realtà, ma è meglio prenderne atto.
L' ho capito stanotte. Che non è che stanotte sia successo chissà cosa. Se non che siamo riusciti a mettere a letto le patacroccole ad un'orario quasi decente e io son caduta tra le braccia di morfeo (che non è il nome dell'uomo che divide il letto con me, ci tengo a precisarlo), sotto il piumone caldo caldo. L'ho capito poi, dopo, quando mi son ritrovata a dare il meglio di me sul cesso (emmm...scusate ma è andata così) e a rinfilarmi sotto il piumone caldo caldo con addosso il pile pesante.
Ma partiamo da un paio di giorni prima. Quando la yayabmamma si ritrova ad uscire dalla stazione della metro di piola. All'orizzonte, scamuffata in mezzo a tanti studentelli sbarbatelli e very smart (che io mai, neanche a 20 anni ero smart la mattina presto), avanza leggiadra (si fa per dire) e si finge un pò giovane pure lei, nel suo giubbino di fintapelle nuovo, con al collo una sciarpona pesante, come va adesso. La yayabamma odia prendere la metro e tutto quello che è città. Ormai lei è un pò come Heidi e le sue giornate passano tranquille la su sui monti, con le caprette che fanno ciao... Per cui i vagoni della metro, il puzzo di umanità, l'ipod infilato nelle orecchie la mattina, i pendolari con la schiscetta...non fanno per lei. Poi in queste mattine fa freddo. E all' uscita della metro, una folata di contraria gelida le taglia il viso.
La yayabmamma si guarda intorno e si sente come quando andava in giro con suo nonno, che gli diceva quando ero giovane io qui era tutto prato e la c'era la cascina del ludovico e qui la balera dove venivo con tua nonna d'estate. Quando all'università ci andava la yayabmamma, all' uscita della metro c'era un vecchietto cieco che chiedeva la carità e comunque, sia che lasciassi l'obolo o meno, sacramentava tutto il tempo contro il sistema. Oramai, del simpatico vecchietto nessuna traccia. Le bancherelle dei venditori abusivi, ai miei tempi, non c'erano mica. L'entrata di architettura, però, era tapezzata uguale di manifesti di laboratori d'arte e altre cose fiche da fare. E tutti sti ragazzi. Che son la nuova generazione, ma apparte qualche accessorio alla moda, sono come eravamo noi. Sul passaggio pedonale faccio lo slalom tra carrozzine e una mamma con due bimbi per mano. E come una coglionazza mi ritrovo a guardarli e sorridere. Il senso di pienezza che mi ha dato la maternità è difficile da spiegare. Forse lo può capire solo chi, come me, per tanti anni, purtroppo ha sentito solo il sapore del vuoto. E come una coglionazza, ho continuato a camminare passando da parte alla scuola elementare e pensando alle patacroccole e a quanto sia bello per me il suono di IoHoDueBimbe. Attraverso il parco davanti al poli...e dei barboni con il cartone di tavernello neanche l'ombra. Ma se guardi bene, sotto i pini, c'è ancora qualcuno che dorme. Nell' atrio dell' università, adesso c'è una tv a schermo piatto per indicare il corso e l'aula dove si tiene. Hanno rifatto la facoltà e ci sono le panchine e un portico pergolato davanti alla biblioteca, con il wifi. Questa è la facoltà della festa di primavera, con le costine e il vino rosso.E tutto questo lusso a me mi fa un pò strano.
La yayabmamma si è iscritta ad un paio di giornate di aggiornamento sul sistema qualità. Al corso con me, ci sono disoccupati, cassa integrati, laureandi, un tipo che faceva il casaro e adesso si è iscritto a ing. gestionale anche se a ha 40 anni, perchè le uniche opportunità di lavoro sono in calabria e lui non ha voglia di trasferirsi, una tipa che si è fatta due anni in tanzania e poi è tornata, un libero professionista che mi sembra il paninaro del Drive in (il più vecchio di tutti, che a occhio è più sui 40 che sui 50 e che esce per pisciare ogni mezz'ora. Lui dice che c'ha freddo...ma secondo me ha chiari problemi di prostata). In mezzo a questo boquet di personaggi, la mia autostima veleggia verso lidi migliori e mi dico che tuttosommato almeno nella vita un paio di idee chiare le ho.
Per un paio di giorni faccio finta di tornare ad essere la studentessa che ero. E mi fa anche bene. Non fosse che nella realtà io non sono più quella che ero e seguire per 8 ore un professore che parla se la tua sveglia è partita alle 4.30 (perchè aveva il nasino chiuso dal catarro), diciamocelo, non è cosa da poco. Girare intorno all' università mi ha riportato a galla un sacco di ricordi ma sono ancora sconvolta dal numero di stupendi con il lap top....altro pianeta.
Ieri sera sono tornata a casa spetasciata di stanchezza, con le sanguisughe che tanto per cambiare non mi hanno dato tregua. E mi chiedo, ancora una volta, come facciano tutte quelle donne che lavorano full time e quando tornano a casa devono nuovamente rimboccarsi le maniche e ripartire con il terzo turno. Tanto di cappello a Voi!
Non c'ho davvero più il fisico. Oppure le pizzerie gestite da pizzaioli tarocchi son da evitare. Lo pensavo stanotte alle 3, quando le piccole se la dormivano ma io ero sul cesso a dare il meglio di me. Sarà stata la pizza, sarà stato il freddo della metropolitana...Ma io, davvero, non c'ho proprio più il fisico!
3 commenti:
che bello che hai fatto un salto nel passato...un po' meno per il risultato!!!
comunque anche io quando non sono con i nani e vedo altri bimbi...il cuore mi sussulta al pensiero dei miei!
I ritorni al passato hanno sempre un non so che di curioso, per il fisico vorrei vedere chi ancora ce l' ha!
ah beh, ci credo. però devo dire che non avere più quel fisico in certi casi torna utile. voglio dire, vuoi mettere il fascino che ti circonda tutta di pile ;)
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